NEWS LETTER

mercoledì 11 aprile 2018

AGIRE PER EVOLVERE



“Un giorno ti sveglierai e non ci sarà più il tempo di fare le cose che hai sempre sognato. Fallo adesso.”
Paulho Coelo


“Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false,
fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Mahatma Gandhi

AGIRE DAL LATINO AGERE = andare, condurre. 

Oggi domina la visione "spirituale" che basta Essere per evolvere, ma questa è una trappola della Matrix che incatena l'individuo nel mondo comunemente conosciuto, quello del produci-consuma-crepa. 
Se adottiamo il valore originario dell'etimologia del termine "agire" possiamo comprendere che porta in seno un significato molto più profondo del semplice fare. 

Andare esprime la volontà di un moto a luogo, e se tentiamo di portare tale moto al nostro interno possiamo comprendere che andare significa camminare il proprio percorso evolutivo, ovvero liberarsi interiormente da tutti quei file spazzatura che ostacolano la nostra crescita. Andare, inteso come cammino evolutivo, vuol dire de-programmarsi dai file inconsci che sono stati proiettati al nostro interno in famiglia come a scuola e ri-programmarsi consapevolmente utilizzando una Coscienza attiva e non passiva. Tutto questo Lavoro possiamo farlo senza mediatori.

Condurre invece esprime un significato di totale responsabilità della propria esistenza, inteso come condurre pensieri, emozioni e gesta, per far sì che la nostra Vita sia guidata da una Coscienza lucida ed indipendente e non dalla morale di questa società. Condurre vuol dire manifestare la propria Autenticità, e da tale responsabilità nasce la Libertà, la Verità e di conseguenza l'Amore.

Oggi invece fanno più comodo gli individui spiritualmente passivi, che si illudono di evolvere ma che in verità restano sempre delle macchine pilotabili, in quanto non totalmente coscienti dell'intimo andare interiore e nel condurre la propria esistenza a livello pratico. Senza una vera lucidità ed indipendenza nell'agire l'individuo necessita sempre di mediatori, così si può affidare un pastore ad ogni pecorella smarrita. Per andare oltre i recinti della Matrix è necessario divenire Re del proprio Regno ed assumersi totalmente la responsabilità della propria Vita, sia da un punto di vista sottile, intuitivo ed eterico, sia grossolano, pratico ed attivo.

Matteo Bianciardi

“Pensare è facile, agire è difficile, e mettere i propri pensieri in pratica è la cosa più difficile del mondo” 
Goethe

“Sappiamo cosa deve essere fatto: tutto ciò che manca è la volontà di farlo.”
Nelson Mandela

mercoledì 4 aprile 2018

LA REGOLA D'ORO



In una città, c’era una volta, una casa vecchia e grande , circondata da mura di pietra con un cancello d'entrata. La casa si trovava vicino ad un parco comunale, i bambini che vi giocavano, solitamente 


domandavano curiosamente: “Mamma, chi abita in questa casa?”
Nessuno, piccolo. Questa casa è vuota.”
Infatti, in tutte le altre case, viveva della gente, ma in questa non abitava proprio  nessuno. Da lungo tempo non entrava più nessuno. La casa sembrava chiusa, serrata e nessuno osava entrarci.
I passanti meravigliati guardando questa casa non comprendevano: “Che strana casa… Così grande e disabitata”.

La casa stessa si chiedeva perché era così fuori dal comune:
Forse la vernice sui davanzali si sta staccando o il segnavento è storto?”
La casa si guardò dentro. All’interno, regnava il buio e faceva freddo. Le tende pesanti non lasciavano penetrare i raggi del sole. I mobili della cucina erano colmi di stoviglie, sullo scaffale c'erano dei candelieri con candele, nella stanza degli ospiti, i letti erano accuratamente rifatti, i tavoli ricoperti da tovaglie. Ma c'era tanto silenzio… Soltanto il tavolo da pranzo cercava, a volte, di rallegrare le stoviglie dicendo: “Piatti, su, mettetevi in fila!”
Per chi?” chiedevano i piatti, “chi ci colmerà?”
Candele, scendete dagli scaffali!”
Per chi? Chi ci accenderà?”
Il tavolo svegliò allora il gran lampadario di cristallo che si trovava in salotto: “Lampadario! Illumina la casa! ”
Non c’è chi mi accenda,” rispose il lampadario. “E poi, anche se il salotto sarà illuminato, chi vedrà tutto questo?”

Nella casa tutto era così noioso e triste che iniziarono le liti ed i disaccordi. I cucchiai litigavano con le forchette, per stabilire chi fosse più importante. I gradini si lamentavano perché sul tappeto si accumulava polvere. Il lavandino si era irritato con il rubinetto perché dentro di sé non aveva più acqua. Persino la piccola lampada da tavolo aveva soprannominato il lampadario, "lampadario che non illumina".
La casa aveva inteso tutti quei litigi e comprese che era necessario fare qualcosa, ma si domandò: che cosa?

Lo chiederò al camino, che scalda. Lui è molto vecchio e saggio. Mi ricordo che, quando mi hanno costruito, per prima cosa lo hanno eretto, e dopo hanno costruito le altre stanze”.Il camino, però, dormiva profondamente e non era facile svegliarlo. La casa provò persino a gridare nel condotto del comignolo, ma riuscì soltanto a smuovere la fuliggine e la polvere. Si rivolse allora ai mobili ed a tutti i suoi utensili: “Svegliamo insieme il camino, affinché ci possa aiutare e ci possa dire cosa fare. Su, fate chiasso!”
Cosa non successe: piatti e posate cominciarono a sbatacchiare, i porta candele a percuotere, i coltelli a scuotere, il gran lampadario con i suoi pendagli a risuonare, ed anche i letti a colpire con i piedi sul pavimento. Fecero un tale fracasso che le colombe volarono via, spaventate, dal tetto della casa.

Finalmente il camino si svegliò e chiese: “È proprio difficile dormire qui, mi avete forse svegliato?”
Ho bisogno di un consiglio” - disse la casa – “c’è qualcosa che non va, ma io stessa non so di che cosa si tratta”.
Questo è molto semplice” - rispose il camino. “Allora, di cosa si tratta?” - chiese la casa.
C’è una regola d’oro: dividi il tuo calore con tutti. Guarda me! Quando mi accendono io non trattengo il calore dentro di me, ma lo trasmetto subito agli altri. Tutte le case della città danno calore ed offrono accoglienza e ospitalità ai loro abitanti. Ma tu te ne stai sola e non hai con chi condividere il tuo calore e la tua accoglienza e ospitalità. Per questo sei triste, per questo anche i tuoi mobili ed utensili di casa litigano.”

La casa rimase sbalordita. Decise fermamente di adottare questa regola che il camino le aveva insegnato. La mattina dopo aprì tende e finestre e arieggiò le stanze. Gli specchi faticarono a credere che la luce del sole si riflettesse in loro.
Smisero immediatamente tutti i litigi.
Spazzole! Stracci! Secchi! Lavate e pulite i pavimenti! Togliete la polvere! E non risparmiate acqua!”
In breve la casa ritornò a splendere.
Tavolo da pranzo! Preparati a servire gli ospiti!”
In un batter d'occhio i piatti si disposero al loro posto, le forchette, i cucchiai ed i coltelli   si sistemarono a fianco dei piatti, ed i bicchieri di vetro si posarono delicatamente vicino a loro.
Il tavolo da pranzo volle ballare dalla gioia, ma restò fermo, in silenzio, per non far cadere nulla.

Verso l'ora di pranzo la casa aprì il portone d’ingresso. La gente passando di lì vide una casa bella ed accogliente come non mai. Entrarono dentro e videro che erano attesi.
Guardate!” – esclamò una bambina – “il tavolo è apparecchiato!”
La casa ricordava molto bene la regola che aveva imparato dal camino “il calore è da condividere con gli altri”. Rapidamente vennero ad abitare inquilini, come nelle altre case.

Da quel giorno, ogni sera, quando tutti dormono, la casa controlla se tutto è a posto e poi bisbiglia nel condotto del comignolo, “Grazie a te, vecchio e saggio camino, per il tuo consiglio, assennato, di trasmettere il calore agli altri!”

Il racconto della casa e dell'antico camino di Liudmila Zolatereva