NEWS LETTER

martedì 20 dicembre 2016

L'ARTE DI LASCIARE ANDARE - FARE SPAZIO NELLA NOSTRA VITA

L’arte di lasciar andare è una delle più sofisticate metodologie della coscienza che ci permette di fare spazio nella nostra vita, affinché qualcosa di nuovo e di interessante possa approdare nella nostra esistenza. Pare ovvio infatti, che essere saturi implica essere pieni, pieni di legami vincolanti che non ci permettono d’instaurare nuovi rapporti, di ricevere nuove idee, di accogliere nuove opinioni e di interpretare nuovi ruoli. 

L’arte di lasciar andare è la cura migliore per svincolarsi da una società dove vige una regola “non scritta” ma molto praticata, addirittura più delle stesse religioni: sto parlando dell'attaccamento. 
L’attaccamento rifletteteci bene, è la causa di ogni male. E non mi riferisco soltanto ad un attaccamento materiale verso oggetti come macchine, case, barche, telefonini, vestiti e quant’altro questa società riesca a produrre, ma parlo di un attaccamento virale verso un’idea, un ruolo, un’opinione, attaccamento ad una posizione o a un periodo particolare della nostra vita.

Se non applichiamo l’arte di lasciar andare nella nostra vita, allora ci fossilizziamo con la speranza di poter congelare il tempo, ma la verità è che trasmutiamo la vita, ovvero il nostro vivere, in forme pensiero statiche e senza alcuna vitalità, in credenze senza alcun valore. Non è difficile infatti trovare persone che si attaccano alla propria sofferenza attraverso la quale vengono rappresentanti, ne parlano, la divulgano, si lamentano e continuano ad esibirla come un trofeo. L’attaccamento, che piaccia o no, accresce la stasi, la cementificazione e in generale blocca l’inerzia di quelle vite che così non vanno da nessuna parte, in nessuna direzione. Se andiamo a scavare nella vita delle persone troviamo sempre che tutto il loro malessere nasce da una opinione sulla realtà, una decisione presa chissà quanto tempo fa, di considerare la vita in un certo modo, congelandola così in convinzioni folli. E allora se cerchiamo di capire come questa decisione sia stata presa, chi ne erano gli attori protagonisti, chi le comparse, quali le atmosfere, e continuiamo a scavare alla ricerca di quella sfocatura che rende le persone tristi, affrante e ammalate, quasi sempre troveremo una o più decisioni che NON sono state mai più messe in discussione; troveremo giudizi, opinioni, prese di posizione che hanno cristallizzato una vita nella direzione del dolore. E soprattutto, scopriremo che le persone si attaccano a queste convinzioni dolorose con le unghie e con i denti.

Ecco perché l’arte di lasciar andare è veramente ciò che salva la vita, perché produce spazio, ossigeno, ci dà la possibilità di tornare a respirare, di muoverci, di avere libertà d’azione. La capacità di rinunciare al proprio dolore per quanto grande e giustificato possa sembrarci, così come la possibilità di essere altro da quello che si è stati finora, è ciò che ci può portare al prossimo passo del nostro percorso, fuori dalla palude di giudizi e opinioni che ancora riteniamo veri. 

L’arte di lasciar andare è una questione di coscienza, ossia la disposizione interiore ad ammettere di avere torto, ad abbandonare luoghi, persone, situazioni, identificazioni e periodi della propria vita che congestionano la propria esistenza, il fluire naturale dell’energia vitale. Lasciar andare significa scaricare le forme pensiero degenerative che abbiamo collezionato durante la nostra vita e permettere alla realtà di danzare verso nuove forme.

Nel Ritiro di fine anno "Verso il Nuovo Anno - Passaggio Consapevole" praticheremo anche quest'Arte per preparare un terreno fertile e permettere alla Nuova Visione di noi di manifestarsi nella materia. 



martedì 13 dicembre 2016

INCARNARE LA PROPRIA VERITA’ IN UN MONDO DI MASCHERE

Il rifiuto assurdo della verità è naturale nell’uomo. L’uomo non vuole essere, ma apparire. Non vuole vedere ciò che è, cerca solo di prendersi per il personaggio che gli altri vedono in lui.” Svami Prajnanapada

Gli uccelli nati in una gabbia pensano che volare sia una malattia.” Alejandro Jodorowsky

Viviamo in un mondo di maschere nel quale è difficile dire quello che si pensa, c’è bisogno di tanto coraggio e spesso si viene etichettati come persone non-comuni, non conformi, fuori dalle regole. Quello che dovrebbe essere un vantaggio, un pregio, ossia l’Essere Verità, dire la propria Verità, in realtà diventa una “scomodità” per il sistema, per chi ci circonda e per chi ogni giorno è abituato ad indossare una maschera diversa. Un mondo che abbiamo costruito noi stessi, fatto di apparenza, di inganni e di rapporti umani di circostanza; dire quello che si pensa è spesso considerato poco opportuno specie se non coincide con quello che pensa il nostro interlocutore. In pratica preferiamo indossare una maschera, per adattarci a persone, eventi e luoghi. Queste maschere sono frutto delle paure ereditate geneticamente da chi ci ha preceduto in questa società, nella quale esiste la paura tangibile di risultare inadeguati se si è sinceri, paura di essere derisi, di rimanere soli, emarginati.

Ecco perché ci vuole coraggio per dire quello che si pensa, perché bisogna abbattere questa paura ancestrale, la paura di restare soli, la paura di non essere capiti, la paura del giudizio o di ritorsioni nei propri confronti. Ad esempio conosco persone che pur essendo esemplari nel loro modo di vivere leale ed onesto, sono costrette a non poter esprimere quello che pensano, per il semplice motivo che se lo dovessero fare, i datori di lavoro gli direbbero “quella è la porta!”, e con la crisi in atto e l’aumento della disoccupazione la paura vince sul coraggio di essere se stessi. Per “convenienza” anche queste persone che spiccano per doti umane, si sentono costrette a non potersi esprimere a proprio piacimento, scelgono di recitare un “ruolo”, quello del dipendente burattino, e il prezzo da pagare è sempre quella maledetta maschera da indossare.

Il rischio nel NON dire quello che si pensa è quello di smettere di essere se stessi e di cadere in balia delle diverse personalità che affollano la nostra mente. Smettendo di essere “veri” si smetterà di Essere se stessi: è una legge! Questo non vuol dire che il nostro Sé scomparirà da un giorno all’altro, ma giacerà addormentato nel profondo abisso della nostra Essenza, sotto un immenso strato di pensieri compulsivi e personalità multiple sparate a raffica a seconda dei contesti nei quali viviamo. Nascono così gli atteggiamenti di “facciata”, le frasi di circostanza, l’essere carini con tutti, gentili, sempre disponibili, mai una parola fuori posto. Insomma, dei perfetti fantocci! Ma c’è di più, perché chi mente, compie uno spreco energetico non indifferente. 
L’indossare una maschera per ogni occasione così come il mentire comportano, infatti, uno sforzo. Questo sforzo si traduce in un dispendio energetico inutile, perché lo scopo non è reale, bensì fittizio. Si indossa la maschera per fingere di essere reali, veri, genuini, quando in realtà la verità consiste nel coraggio di essere come siamo e nel dire ciò che pensiamo, senza maschere!

Il non mentire, l’Essere se stessi sempre e comunque, insieme al coraggio di dire quello che pensiamo, comportano un minor dispendio energetico e consentono, al contempo, di non renderci schiavi delle aspettative altrui. Smetteranno così di esistere la paure, non avremo il timore di non piacere o di non essere all’altezza, perché saremo ciò che siamo e diremo ciò che pensiamo, senza alcuna paura. Dobbiamo smetterla di indossare le maschere per piacere sempre agli altri, per essere alla moda, per non venire tagliati fuori dal gruppo. Non dobbiamo aver paura di venire allontanati da chi, non ancora soddisfatto del suo sonno, desidera continuare a dormire. Ricordatevi che dire quello che si pensa fa parte della natura umana, pensate ad esempio ai bambini ed alla loro capacità di dire quello che pensano. A volte possono sembrare politicamente scorretti, fuori luogo, fin troppo sinceri, ma non c’è una “bella” menzogna che sia preferibile alla seppur cruda verità.
Quindi non auto-priviamoci della libertà di poter dire liberamente ciò che pensiamo, lo stesso 
Freud diceva che scherzando si può dire tutto, anche la verità  !!