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lunedì 14 novembre 2016

LIBERARSI DALLO STRESS CAUSA DI MALATTIA

Se guardiamo il panorama delle malattie, dei disagi, dei disequilibri, delle sofferenze vediamo una lista lunga e in continua evoluzione. Spaventa pensare che non vi sia un fondo.

In verità, la forma del nostro disagio è solo la parte esterna, può assumere aspetti unici e individuali, ma l’origine è la stessa: lo stress. Sembra banale, ma riflettiamo un po'.
La maggioranza delle prestigiose università e istituti di ricerche americane riconoscono allo  la causa del 90-95% delle malattie, il restante è attribuito alla genetica, anch’essa influenzata, nella sua espressività, dallo stress.


A determinare una condizione di stress non è soltanto un insieme di fattori esterni, quali i ritmi quotidiani, il lavoro, la competizione, i problemi economici ma più di ogni altra cosa lo stress è determinato da una condizione interna, ovvero dalla strutturazione del nostro modo di pensare, sentire, agire, che genera un’impostazione muscolare, ossea, chimica ed energetica del corpo e delle sue cellule.

Fin dalla nascita, tutti noi riceviamo un imprinting dall’ambiente, da cui ricaviamo esperienze emotivo-somatico-relazionali-cognitive. Se il loro bilancio è sostanzialmente positivo, struttureremo un modo di affrontare gli obiettivi e le difficoltà, con curiosità, impegno, passione, dedizione, fiducia. Ma se il bilancio tenderà al negativo, si creerà sfiducia nelle proprie capacità, nel mondo, un atteggiamento di fuga, di sfida, di rinuncia, tutto sembrerà complicato, impossibile.
In questo secondo caso, ogni esperienza sarà affrontata con stress e fatica estrema, l’individuo non riuscirà a godersi nessun traguardo, nessuna condizione positiva, ci sarà sempre allerta, l’attesa di ostacoli e difficoltà. Il corpo ne risulterà teso, il respiro corto, l’ossigeno in entrata sempre al minimo, il battito accelerato, il sonno disturbato, la digestione difficoltosa, la ritenzione idrica elevata, la pressione alterata.


Il problema nasce quando l’individuo si trova in questa condizione in modo costante o semipermanente. L’organismo si esaurisce e si intossica.

Il cuore, i polmoni e i muscoli producono un iperlavoro che li porta a esaurirsi, il fegato, i reni, lo stomaco, l’intestino, sono stati dispensati dalle loro attività, rimanendo ingolfati da prodotti non adeguatamente trasformati, distribuiti e smaltiti. La cellula stessa non svolge la funzione di scambio e ricambio, intossicandosi al suo interno. 
Il sistema immunitario si troverà sbilanciato per un tempo troppo prolungato e tutto questo porterà a sofferenza, disequilibrio e malattia. Si rafforzeranno anche i messaggi negativi su noi stessi, quelli di sfiducia, di sforzo e resistenza. La vita è dura. È una lotta. Non ci si può rilassare. Io non sono capace”: un vero circolo vizioso!



Troppo spesso si tralasciano o si sminuiscono gli effetti nocivi del nostro modo di sentire, pensare, reagire, mangiare, respirare, camminare.

Questo ci fa capire perché tante discipline bio-naturali sono così potenti: regolando il respiro, riarmonizzandolo, mostrano in modo visibile l’inconsistenza del proprio ritmo frenetico, aiutano a svelare le convinzioni erronee.
I rimedi temporanei, quelli che si rivolgono ai sintomi, non fanno che peggiorare le cose, perché nascondono il vero problema e la necessità di intervenire da dentro.
È sicuramente meno impegnativo, più immediato e deresponsabilizzante intervenire sul sintomo, ma la caducità dei risultati ci suggerisce che non stiamo percorrendo la giusta via per ottenere la salute. Le stesse discipline bio-naturali, nate e vissute per migliaia di anni con una matrice olistica, approdate in Occidente sono spesso state ridotte a una sorta di farmaco alternativo.
È importante interrompere gli automatismi malsani del corpo, delle cellule, degli organi, che innescano circuiti automatici inconsapevoli, nonché lavorare sulle convinzioni erronee e le emozioni sottostanti. Le discipline stesse devono riprendere la propria dignitosa origine, per promuovere una visione completa.
Certamente questa impostazione richiede l’impegno attivo in prima persona di chi ne è coinvolto, che non sempre è consapevole di essere primo attore della propria vita.

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