NEWS LETTER

martedì 25 ottobre 2016

IL SONNO DELLA COSCIENZA - Punto di Partenza

Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.»
DALAI LAMA

Il primo atto da compiere per intraprendere il Viaggio di ritorno a Sé è quello di portare Consapevolezza sullo stato attuale della nostra esistenza.
Ciò che comunemente viene definita una “vita normale” in realtà è soltanto un'ipnotizzante susseguirsi di storie, eventi e preoccupazioni, racchiusi in una frenetica routine quotidiana dove si va sempre di corsa.

Alzarsi al mattino, fare colazione, traffico, lavoro, pausa pranzo...e ripartire, fino a tarda sera. Tornare a casa, cena, tv, due parole con il partner, i figli o gli amici. Dormire e ricominciare il giorno seguente, pronti per recitare l'ennesima scena da copione, fino ad arrivare al fine settimana dedicato ad affollare centri commerciali, ristoranti e parchi pubblici.
Questo e ciò viene accettato coma una “vita normale”.

Camminare per le strade vuoti con lo sguardo perso nel nulla, essere ciechi, muti e sordi, avere problemi nel relazionarsi con gli altri, usare un'infinità di parole e non comunicare niente, non sapere più ascoltarsi, essere privi di fiducia in sé tessi e dipendere sempre dalle decisioni altrui.
Questo è ciò che dovrebbe rendere felici.

La cosa più incredibile è che l'essere umano si adagia in questa “normalità” perché comunemente accettata da tutti. Lo fa per paura di essere abbandonato, di sentirsi escluso e rimanere solo.

Per intraprendere il “Viaggio di ritorno a Sé” è necessario osservare la situazione attuale con sguardo sincero e spogliato dal giudizio , riconoscendo che ogni parola, pensiero e gesto compiuto durante l'arco della giornata sono privi di consapevolezza.
Viviamo ipnotizzati in uno stato di rintronamento costante, in un mondo illusorio dove non si pensa, ma è la mente che pensa per noi, dove non proviamo emozioni, ma siamo da esse trascinati, dove non viviamo il corpo, ma ne subiamo la sua fisicità.
Dobbiamo accettare che non siamo mai presenti a noi stessi, che i nostri pensieri e le nostre emozioni dettano legge nella routine quotidiana, nelle decisioni che riguardano il lavoro, la famiglia, gli amici perfino la nostra reputazione.

Aprire gli occhi per vedere che la maggior parte dell'umanità vive in una prigione colma di paura e sofferenza, ingabbiata dentro una struttura da cui è facile entrare e difficile uscire, vuol dire prendere coscienza del “Punto di Partenza”.
Vedere la propria Vita come un copione dove ogni giorno recitiamo la medesima trama e che immediatamente andiamo nel panico se qualcosa esce fuori dal seminato, è il primo sintomo di Risveglio.

Se realizzate tutto questo, state infrangendo il primo muro che vi separa da voi stessi. Prendete Consapevolezza che la Vita vissuta fino a questo momento non è reale, bensì un illusione.

Mettete in discussione tutte le vostre credenze, le idee su voi stessi ed il mondo esterno, e combattete il vostro primo nemico: La paura.


Da qui in poi muore il “normale essere umano” e rinasce il Guerriero che vuole dissetarsi alla fonte della pura Conoscenza, che brama di sfrecciare oltre l'illusione verso la Verità interiore.

mercoledì 19 ottobre 2016

IL SENSO DI COLPA: UNA TRAPPOLA DEL NOSTRO EGO

I concetti di “senso di colpa” e di “dovere” generano ripetute e profonde sofferenze in noi, poiché intrappolano il nostro slancio vitale invece di promuoverlo. 
La difficoltà a prendere coscienza di cosa il senso di colpa e di dovere nascondono, nasce dal fatto che entrambi, sono animati dalle migliori intenzioni: “E’ mio dovere…”, “Dovrei …”.
Il senso di colpa non solo ci ostacola, ma ci blocca e ci consuma interiormente. Se non ce ne prendiamo cura, può trasformarsi in una palude, in un pantano dentro il quale la nostra vita sprofonda e rimane invischiata inesorabilmente.
Il senso di colpa è una combinazione di diversi meccanismi disfunzionali tra cui:
  • Giudizio => su se stessi, sugli altri, sulla situazione o sulla vita: “Sono un egoista, dovrei …”
  • Credenze e pregiudizi => nei confronti di se stessi, degli altri, della situazione, della vita: “I miei figli non ce la faranno mai da soli . Devo …”
  • Pensiero binario => “per prendersi cura degli altri ci si deve scollegare da se stessi ..”
  • Linguaggio deresponsabilizzante => “Bisogna, è così! In veste di buona madre, buon capo, buona insegnante, ecc…., devo …”
  • Insicurezza affettiva => per mancanza di autostima e per dipendenza dallo sguardo degli altri: “Dovrei farlo, altrimenti cosa penseranno di me?”
  • Incapacità di accettare la nostra diversità e la nostra unicità => “Tutti gli altri fanno così. Non mi sembra giusto fare diversamente”.
  • Difficoltà a dire e accettare i “No” => “Quando dico sì, ma in realtà penso no, mi sento in colpa nei confronti di me stessa, perché non mi rispetto. Quando dico no, e lo penso, mi sento in colpa nei confronti dell’altro, perché non è gentile da parte mia …” “Quando l’altro mi dice no, mi sento in colpa verso di lui perché non avrei dovuto fargli la mia richiesta: l’ho disturbato, ce l’avrà con me … Mi sento in colpa anche nei miei confronti. Perché mi faccio sottomettere subito, senza nemmeno provare a continuare la discussione in modo deciso e sereno ..”
Contrariamente alle nostre credenze abituali il senso di colpa non è un sentimento, bensì un giudizio: non ci sentiamo colpevoli, ci giudichiamo colpevoli.
Secondo i nostri usi, le nostre tradizioni morali e il nostro sistema giudiziario, i colpevoli vanno messi in prigione. Così, la parte di noi che giudichiamo colpevole è agli arresti. Non stupisce, quindi, che la nostra vitalità sia ostacolata, immobilizzata. Siamo allo stesso tempo prigionieri e carcerieri della nostra colpa.

Ricordiamo, infatti, che ogni tipo di giudizio rinchiude, limita, blocca, e così facendo, impedisce di entrare in contatto con la realtà, che invece è sempre in movimento e in via di cambiamento.
In fondo, la colpa ci rinchiude e ci impedisce di essere veramente responsabili. Dicendoci “Mi sento in colpa per …” pensiamo di ascoltarci, mentre invece ci scolleghiamo da noi stessi. Se ci ricolleghiamo possiamo sentirci lacerati, divisi, delusi, in collera, a disagio nei confronti dei nostri bisogni di responsabilità, di attenzione, di rispetto, di solidarietà ..

Tuttavia un’analisi sincera delle emozioni e dei bisogni che coesistono, ci potrà aiutare a riconciliare i due lati di noi stessi che sono in conflitto.
Questa riconciliazione, a sua volta, stimolerà la dinamica della responsabilità, che ci permetterà di uscire dalla palude o dalla prigione.

Quando non seguiamo la nostra strada, soffriamo. Se non ascoltiamo la nostra sofferenza e non ce ne prendiamo cura, la vita ci lancia dei segnali sempre più forti per risvegliare la nostra coscienza, per sopperire alla nostra distrazione.

Immaginate di volere svegliare una persona che sta dormendo. Inizierete a sussurrargli qualche parola all’orecchio, poi, se ancora non si sveglia, parlerete ad alta voce. Se dorme ancora, la sfiorerete lievemente con la mano. Se rimane addormentata, la scuoterete vigorosamente. Se dopo tutto questo, dorme ancora, la tirerete giù dal letto gridando: “Svegliati!”.
Noi siamo la persona che dorme, e la vita ci invita al risveglio, alla coscienza, con dolcezza. Se non diamo ascolto alla dolcezza, la vita, non tarderà a svegliarci in qualsiasi altro modo. 

Fonte: Gabriella Costa - ArtCounselor

giovedì 6 ottobre 2016

IL MONDO E' LA MIA PSICOLOGIA

Questo è un post tratto dal sito di Salvatore Brizzi, che abbiamo deciso di pubblicare sul blog perchè in maniera chiara, semplice ed impeccabile, espone il tema del nostro prossimo Ritiro in programma dal 28 Ottobre al 1 Novembre: RISVEGLIO INTERIORE - CURARE IL PASSATO

Fino a pochi decenni fa il fatto che gli avvenimenti del mondo esterno fossero in relazione diretta con la nostra psicologia non veniva nemmeno preso in considerazione, se non da alcuni filosofi un po’ strambi e alcuni rari psicologi... forse provenienti da altri sistemi solari! Il pensare e il sentire comune sono sempre stati unidirezionali: l’ambiente esterno influenza la mia psicologia, ma non viceversa.

Per esempio, se a un party universitario un ragazzo fa la corte alla tua fidanzata, tu provi gelosia. Possiamo affermare che un avvenimento esterno ha provocato in te un’emozione negativa. Questo rappresenta il modo di pensare comune e più ovvio, ma decisamente poco originale per i miei gusti. Indubbiamente, però, questo è ciò che nei fatti è accaduto. Il problema è che non ti poni la domanda successiva: “Perché quel ragazzo ha fatto la corte proprio alla mia fidanzata?” Magari si scoprirebbe che la tua gelosia – quella che ti porti dentro, nell’inconscio, in stato latente – ha causato quell’episodio... che poi in un secondo tempo ha scatenato l’attacco di gelosia.

La tua psicologia costruisce un evento e poi l’evento provoca in te un’emozione. Ma allora la causa prima delle tue arrabbiature sei tu stesso. Punto di vista piuttosto bizzarro. Chi non se la sente di continuare può smettere di leggere a questo punto e cancellarsi dalla mailing-list in maniera onorevole.

Bene. Ora che siamo rimasti in pochi, possiamo azzardare un pensiero quantomeno audace: la nostra psicologia è il nostro destino. Già... perché il modo stesso in cui siamo fatti, non può che provocare determinati eventi nella nostra vita dei prossimi anni. Se tu sei geloso, è già scritto dentro di te quello che ti capiterà. Non possono non capitarti episodi che faranno emergere questa tua gelosia. Sei già segnato... condannato. Darai la colpa della tua gelosia all’altro ragazzo o alla tua fidanzata, quando in verità quell’episodio era già “scritto” all’interno di te da parecchio tempo.
Vi rendete conto dell’importanza di questo nuovo punto di vista e dell’urgente necessità di divulgarlo? Sto dedicando la mia vita a fare questo. Cerco persone che facciano la stessa cosa nel loro ambiente.

Se con la nostra psicologia – il materiale inconscio che si trova dentro di noi e che spesso nemmeno conosciamo – creiamo gli episodi della nostra vita, allora agendo sulla nostra psiche possiamo cambiare il nostro destino.

Il futuro d’un uomo non è altro che la proiezione dilatata nel tempo della sua psicologia attuale. Questa è una pagina che vale non il prezzo d’un libro, ma un milione di euro. Non a caso Victoria Ignis nel primo Libro di Draco Daatson dice: “Non c’è prezzo per ciò che ti sto dando. Per quanti soldi tu possa offrirmi, per quanti piaceri tu possa farmi, non potrai mai ripagarmi per questo insegnamento. Tuttavia c’è un modo che ti permette di sdebitarti con la vita: porta altri alla medesima realizzazione!”
È un’affermazione decisamente importante, ma vi renderete conto voi stessi di quanto risulterà fondamentale per la vostra vita questo mutamento di prospettiva. Davvero non c’è prezzo.

Seguitemi bene: il mondo che vediamo adesso non è reale... è solo uno specchio del nostro passato, mentre la nostra psicologia attuale è reale e rappresenta il nostro futuro. Gli amici, il partner, il lavoro, la quantità di denaro che abbiamo adesso rappresentano il nostro passato perché sono la conseguenza della nostra psicologia trascorsa. Per cui è impossibile cambiare qualcosa agendo direttamente su questi fenomeni esterni, in quanto sono solo proiezioni, sono fantasmi. Sarebbe come cercare di agire sulle immagini di un film: ormai è troppo tardi per cambiare le scene, bisognava agire prima, quando il film è stato girato. Quella che vediamo intorno a noi è la proiezione finale d’un film che è già stato girato. Non è più modificabile.

Dentro la nostra attuale psiche invece si nasconde il nostro futuro. È lì che dobbiamo intervenire per modificare la proiezione che deve ancora manifestarsi.
Per modificare la tua psicologia... non devi fare niente... o quasi. È sufficiente che tu te ne vada in giro con questa nuova consapevolezza, 24 ore su 24. La consapevolezza di essere dentro una matrix, una psicoprigione. Però devi ricordartene (ricordarti di te), e questa è la parte difficile. Quando avrai finito di leggere questa pagina la tua vita sarà cambiata, proprio perché camminerai per strada e agirai sul lavoro ricordandoti sempre che le persone e gli eventi che hai di fronte in realtà scaturiscono dal tuo inconscio. Le cose cambieranno da sole (devono cambiare), prima dentro e poi fuori.
E questa è una magia.
Non fraintendermi, non è necessario che da oggi tu analizzi il significato psicologico di tutto ciò che ti accade. Si tratta solo di acquisire questa nuova consapevolezza e mantenerla come un “centro di gravità permanente”, mentre te ne vai in giro dentro la proiezione tridimensionale del tuo passato.