NEWS LETTER

domenica 31 luglio 2016

LA VIA DEL GUERRIERO Carlos Castaneda


Se ci si vuole consacrare alla Via del Guerriero occorre farlo veramente, darsi cioè completamente, non fare più nulla nel proprio interesse, concedersi esclusivamente alla Potenza divina alla quale ci si affida.
Bisogna avere cura di non tenere un piede da un lato e uno da un altro, a non essere in 

due barche diverse, ciascuna delle quali segue il proprio percorso. Non bisogna condurre “una doppia vita”.
Bisogna abbandonare una cosa oppure l’altra, non si possono seguire entrambe.
D’altronde, questo non significa sentirsi obbligati a uscire dalle proprie condizioni di vita: è l’atteggiamento interiore che deve cambiare completamente. Si può fare ciò che si è abituati a fare, ma farlo con un atteggiamento del tutto diverso.

LA VIA DEL GUERRIERO Carlos Castaneda - cap. 10

La presunzione, l’arroganza, l’incessante ricerca di potere furono la causa principale della disfatta degli antichi Stregoni. I pochi Stregoni Toltechi sopravvissuti continuarono ad esercitare le loro arti nella più assoluta segretezza, facendo leva proprio sulle difficoltà vissute, per evolversi ulteriormente.
Pur rimanendo molto pragmatici nelle loro azioni, essi presero distanza da quella stregoneria legata al raggiungimento egoistico del potere e si dedicarono solo all’Astratto.
I Nuovi Veggenti sentirono che era Libertà ciò che li chiamava. La libertà di uscire dalla rigida fissità del Punto d’Assemblaggio, la libertà cioè di percepire gli aspetti multidimensionali dell’essere e di andare anche oltre ogni mondo concreto, proprio nell’Astratto, nell’Infinito. Questo ci ricorda la concezione dell’Uno-Tutto. Poiché l’Intento è la forza che gestisce l’Universo, gli Sciamani si posero l’obiettivo di entrare in risonanza con tale forza e di controllarla.
La Padronanza dell’Intento divenne così un punto cruciale per gli Sciamani del nuovo ciclo. Poiché però con l’Intento non si scherza, essi mirarono a familiarizzare con questa forza attraverso tecniche modificate dell’Arte di Sognare allo scopo di imparare la Padronanza della Consapevolezza e forme evolute dell’Arte dell’Agguato, che puntano a sviluppare un’impeccabile padronanza del proprio comportamento.

«L’arte dell’agguato consiste nell’apprendere tutti i trucchi del camuffamento, e impararli così bene che nessuno si accorge che si è camuffati. Per riuscirci è necessario essere spietati, astuti, pazienti e gentili. La spietatezza non dovrà essere durezza, l’astuzia non dovrà essere crudeltà, la pazienza non dovrà essere negligenza né la gentilezza stupidità.» don Juan Matus

«L’arte dell’agguato consiste in una serie di procedure e atteggiamenti che consentono al guerriero di trarre il meglio da ogni possibile situazione.» don Juan Matus

La spietatezza è l’arte di non raccontarsela e di non indulgere nell’autocommiserazione; l’astuzia è l’uso strategico delle circostanze; la pazienza è la rinuncia all’aspettativa e la fiducia nell’Intento; la gentilezza è scegliere e percorrere sentieri che hanno un cuore.
Un Guerriero ha contatti stretti con il suo mondo, ma al tempo stesso a quel mondo è inaccessibile. Lo sfiora appena, si trattiene il tempo necessario e quindi si allontana senza quasi lasciare il segno…

«Il potere garantisce sempre al guerriero un centimetro cubo di possibilità. L’arte del guerriero sta nel mantenersi costantemente fluido così da poterla cogliere.» don Juan Matus

«L’arte del guerriero sta nel bilanciare il terrore di essere uomo con la meraviglia di essere uomo.» don Juan Matus

«Ci sono molte cose che un guerriero può fare in un determinato momento e che non avrebbe potuto fare anni prima. Non perché quelle cose siano cambiate; ciò che è cambiata è l’idea che lui ha di sé.» don Juan Matus

martedì 5 luglio 2016

IO NON PROVENGO DALLE SCIMMIE...E TU?

I Cherokee ovvero “Il popolo capo” è antico come le pietre.
Ne ho conosciuti alcuni – biondi e con gli occhi azzurri – durante la ‘Danza del Sole’ del 1998, nella Riserva dei Lakota Sicangu di Rosebud, in Sud Dakota. Erano un padre e due figli.

“Sembrate inglesi, scozzesi, non so… ” dissi, “ma non Cherokee”.
I tre risero: “Veniamo da Atlantide, e prima ancora dalle Pleiadi.”
“Raccontami” dissi.
Il ragazzo spiegò: “La nostra lingua, la sua radice originaria, oggi parlata da un’esigua minoranza di ultra ottantenni, si chiama Elati. Io non la so parlare, qualcuno ancora la ricorda, ma contiamo quel qualcuno sulla punta delle dita. Si tratta di suoni crescenti e decrescenti che vengono pronunciati senza quasi muovere la bocca. Ciò che ne scaturisce possiede una bellezza e una musicalità del tutto particolari, considerato che si tratta di una lingua gutturale”.
“Più che di parole si deve parlare di suoni di potere che racchiudono una forte energia spirituale. Per i Cherokeeparlare significa infatti ‘essere’ più che ‘comunicare’.
Questa lingua, Elati, è detto ‘il linguaggio degli Antenati’ o ‘il linguaggio delle Stelle’, un modo di esprimersi che i vecchi ‘uomini sacri’ della nostra gente consideravano provenire da lassù, ‘dall’alto’. La tradizione orale della tribù puntualizza infatti che i Cherokee arrivarono sulla Terra 250.000 anni fa dalle Pleiadi, che nella nostra antica lingua vuole dire per l’appunto ‘Antenati’.”
“A tal proposito vorrei precisare che l’uomo non discende affatto dalla scimmia ma dal ‘Popolo delle Stelle’. Nella cosmologia cherokee, la Terra è detta il ‘Pianeta dei Bambini’, ovvero il ‘Pianeta dei Figli delle Stelle’.”
“Il sapere della nostra antica ‘Società dei Capelli Intrecciati’ ha inizio al tempo in cui esistevano dodici pianeti abitati da esseri umani, i cui progenitori si riunivano su un pianeta chiamato ‘Osiriaconwiya’, vale a dire il quarto pianeta della costellazione del Cane Maggiore, cioè Sirio.
Su quel pianeta grandi sapienti si trovarono un giorno a discutere delle sorti dell’Ava Terra, la nostra terra, detta in lingua cherokee ‘Eheytoma’, il ‘pianeta dei figli’, ovvero il tredicesimo pianeta”.
“Poiché il nostro mondo era il meno evoluto rispetto agli altri, quei dotti stabilirono di trasferire tutta la loro conoscenza all’interno di dodici teschi di cristallo, che chiamarono ‘Arca di Osiriaconwiya’, che portarono sulla nostra Terra, affinché un giorno potessimo consultarli e sapere tutto delle nostre vere origini”.
“I nostri avi fecero di più:aiutarono infatti i loro ‘figli’ a fondare quattro civiltà:Lemuria, Mu, Mieyhun e Atlantide, servendosi della conoscenza dei teschi, per dare avvio alle grandi scuole del mistero, veri centri di sapienza arcana, e alle segrete società di ‘medicina’.”
“Queste informazioni giunsero circa 750.000 anni fa e cominciarono a diffondersi sul nostro pianeta tra i 250 e i 300.000 anni fa. I dodici teschi corrispondenti ai dodici pianeti, venivano sistemati in cerchio attorno a un tredicesimo teschio di ametista di dimensioni più grandi, che raccoglieva la consapevolezza collettiva di tutti quei mondi”.
Ma poi…arrivarono Cortès e i suoi assassini

(i nostri antenati europei) che interruppero

lo sviluppo della conoscenza
sia finalmente svelata al genere umano attraverso la riunione dei tredici
teschi di cristallo.
si forma l’immagine di un bianco bisonte…


“Coloro che furono incaricati di compiere il viaggio sulla Terra per farci dono dei teschi di cristallo furono detti Olmechi.Questi passarono quella conoscenza aiMaya, quindi agli Aztechi e infine aiCheorkee e a tutti gli altri indiani del Nord America. Pare che l’Arca si trovasse ancora a Teotihuacan, allorché arrivarono Cortès e i suoi assassini che interruppero lo sviluppo della conoscenza” concluse il Cherokee.
La cosa non sembra essere priva di fondamento: risulta infatti che Cortès venne a conoscenza di qualcosa di potentemente misterioso e che arrivò quasi a impossessarsi dell’Arca, grazie all’aiuto di un traditore; ma i ‘sacerdoti giaguaro’ e i ‘guerrieri aquila’ riuscirono a trarla in salvo. Alcuni teschi di cristallo vennero nascosti in America Meridionale, altri andarono dispersi nel mondo.
La Terra attenderebbe che la conoscenza
Secondo i Lakota Sioux, la Prima Sacra Pipa fu portata loro in tempo remoto da Ptesan Win, “Donna Bisonte Bianco”, una donna proveniente dal cielo, probabilmente dalle Pleaidi.
Tayamni è il nome che i Lakota danno a una costellazione che equivale a un bisonte bianco nel cielo. Tayamni è infatti formato dalle Pleiadi come testa, le tre stelle della cintura di Orione come spina dorsale, le stelle Betelgeuse e Rigel come costole, eSirio come coda.
Unendo tutti questi punti, in cielo
Miti, favole. Miti e favole come sempre, vero? Ma certo.
A proposito di “fantascienza”… perché non vi riguardate l’ultimo film di Indiana Jones relativo ai tredici teschi di cristallo?
Fantasia, miti e favole come sempre. Ma la NASA e il potere occulto amano la fantascienza, vi pare?
Fonte:http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/

Articolo di Bisonte Che Corre (Enzo Braschi)