NEWS LETTER

martedì 20 dicembre 2016

L'ARTE DI LASCIARE ANDARE - FARE SPAZIO NELLA NOSTRA VITA

L’arte di lasciar andare è una delle più sofisticate metodologie della coscienza che ci permette di fare spazio nella nostra vita, affinché qualcosa di nuovo e di interessante possa approdare nella nostra esistenza. Pare ovvio infatti, che essere saturi implica essere pieni, pieni di legami vincolanti che non ci permettono d’instaurare nuovi rapporti, di ricevere nuove idee, di accogliere nuove opinioni e di interpretare nuovi ruoli. 

L’arte di lasciar andare è la cura migliore per svincolarsi da una società dove vige una regola “non scritta” ma molto praticata, addirittura più delle stesse religioni: sto parlando dell'attaccamento. 
L’attaccamento rifletteteci bene, è la causa di ogni male. E non mi riferisco soltanto ad un attaccamento materiale verso oggetti come macchine, case, barche, telefonini, vestiti e quant’altro questa società riesca a produrre, ma parlo di un attaccamento virale verso un’idea, un ruolo, un’opinione, attaccamento ad una posizione o a un periodo particolare della nostra vita.

Se non applichiamo l’arte di lasciar andare nella nostra vita, allora ci fossilizziamo con la speranza di poter congelare il tempo, ma la verità è che trasmutiamo la vita, ovvero il nostro vivere, in forme pensiero statiche e senza alcuna vitalità, in credenze senza alcun valore. Non è difficile infatti trovare persone che si attaccano alla propria sofferenza attraverso la quale vengono rappresentanti, ne parlano, la divulgano, si lamentano e continuano ad esibirla come un trofeo. L’attaccamento, che piaccia o no, accresce la stasi, la cementificazione e in generale blocca l’inerzia di quelle vite che così non vanno da nessuna parte, in nessuna direzione. Se andiamo a scavare nella vita delle persone troviamo sempre che tutto il loro malessere nasce da una opinione sulla realtà, una decisione presa chissà quanto tempo fa, di considerare la vita in un certo modo, congelandola così in convinzioni folli. E allora se cerchiamo di capire come questa decisione sia stata presa, chi ne erano gli attori protagonisti, chi le comparse, quali le atmosfere, e continuiamo a scavare alla ricerca di quella sfocatura che rende le persone tristi, affrante e ammalate, quasi sempre troveremo una o più decisioni che NON sono state mai più messe in discussione; troveremo giudizi, opinioni, prese di posizione che hanno cristallizzato una vita nella direzione del dolore. E soprattutto, scopriremo che le persone si attaccano a queste convinzioni dolorose con le unghie e con i denti.

Ecco perché l’arte di lasciar andare è veramente ciò che salva la vita, perché produce spazio, ossigeno, ci dà la possibilità di tornare a respirare, di muoverci, di avere libertà d’azione. La capacità di rinunciare al proprio dolore per quanto grande e giustificato possa sembrarci, così come la possibilità di essere altro da quello che si è stati finora, è ciò che ci può portare al prossimo passo del nostro percorso, fuori dalla palude di giudizi e opinioni che ancora riteniamo veri. 

L’arte di lasciar andare è una questione di coscienza, ossia la disposizione interiore ad ammettere di avere torto, ad abbandonare luoghi, persone, situazioni, identificazioni e periodi della propria vita che congestionano la propria esistenza, il fluire naturale dell’energia vitale. Lasciar andare significa scaricare le forme pensiero degenerative che abbiamo collezionato durante la nostra vita e permettere alla realtà di danzare verso nuove forme.

Nel Ritiro di fine anno "Verso il Nuovo Anno - Passaggio Consapevole" praticheremo anche quest'Arte per preparare un terreno fertile e permettere alla Nuova Visione di noi di manifestarsi nella materia. 



martedì 13 dicembre 2016

INCARNARE LA PROPRIA VERITA’ IN UN MONDO DI MASCHERE

Il rifiuto assurdo della verità è naturale nell’uomo. L’uomo non vuole essere, ma apparire. Non vuole vedere ciò che è, cerca solo di prendersi per il personaggio che gli altri vedono in lui.” Svami Prajnanapada

Gli uccelli nati in una gabbia pensano che volare sia una malattia.” Alejandro Jodorowsky

Viviamo in un mondo di maschere nel quale è difficile dire quello che si pensa, c’è bisogno di tanto coraggio e spesso si viene etichettati come persone non-comuni, non conformi, fuori dalle regole. Quello che dovrebbe essere un vantaggio, un pregio, ossia l’Essere Verità, dire la propria Verità, in realtà diventa una “scomodità” per il sistema, per chi ci circonda e per chi ogni giorno è abituato ad indossare una maschera diversa. Un mondo che abbiamo costruito noi stessi, fatto di apparenza, di inganni e di rapporti umani di circostanza; dire quello che si pensa è spesso considerato poco opportuno specie se non coincide con quello che pensa il nostro interlocutore. In pratica preferiamo indossare una maschera, per adattarci a persone, eventi e luoghi. Queste maschere sono frutto delle paure ereditate geneticamente da chi ci ha preceduto in questa società, nella quale esiste la paura tangibile di risultare inadeguati se si è sinceri, paura di essere derisi, di rimanere soli, emarginati.

Ecco perché ci vuole coraggio per dire quello che si pensa, perché bisogna abbattere questa paura ancestrale, la paura di restare soli, la paura di non essere capiti, la paura del giudizio o di ritorsioni nei propri confronti. Ad esempio conosco persone che pur essendo esemplari nel loro modo di vivere leale ed onesto, sono costrette a non poter esprimere quello che pensano, per il semplice motivo che se lo dovessero fare, i datori di lavoro gli direbbero “quella è la porta!”, e con la crisi in atto e l’aumento della disoccupazione la paura vince sul coraggio di essere se stessi. Per “convenienza” anche queste persone che spiccano per doti umane, si sentono costrette a non potersi esprimere a proprio piacimento, scelgono di recitare un “ruolo”, quello del dipendente burattino, e il prezzo da pagare è sempre quella maledetta maschera da indossare.

Il rischio nel NON dire quello che si pensa è quello di smettere di essere se stessi e di cadere in balia delle diverse personalità che affollano la nostra mente. Smettendo di essere “veri” si smetterà di Essere se stessi: è una legge! Questo non vuol dire che il nostro Sé scomparirà da un giorno all’altro, ma giacerà addormentato nel profondo abisso della nostra Essenza, sotto un immenso strato di pensieri compulsivi e personalità multiple sparate a raffica a seconda dei contesti nei quali viviamo. Nascono così gli atteggiamenti di “facciata”, le frasi di circostanza, l’essere carini con tutti, gentili, sempre disponibili, mai una parola fuori posto. Insomma, dei perfetti fantocci! Ma c’è di più, perché chi mente, compie uno spreco energetico non indifferente. 
L’indossare una maschera per ogni occasione così come il mentire comportano, infatti, uno sforzo. Questo sforzo si traduce in un dispendio energetico inutile, perché lo scopo non è reale, bensì fittizio. Si indossa la maschera per fingere di essere reali, veri, genuini, quando in realtà la verità consiste nel coraggio di essere come siamo e nel dire ciò che pensiamo, senza maschere!

Il non mentire, l’Essere se stessi sempre e comunque, insieme al coraggio di dire quello che pensiamo, comportano un minor dispendio energetico e consentono, al contempo, di non renderci schiavi delle aspettative altrui. Smetteranno così di esistere la paure, non avremo il timore di non piacere o di non essere all’altezza, perché saremo ciò che siamo e diremo ciò che pensiamo, senza alcuna paura. Dobbiamo smetterla di indossare le maschere per piacere sempre agli altri, per essere alla moda, per non venire tagliati fuori dal gruppo. Non dobbiamo aver paura di venire allontanati da chi, non ancora soddisfatto del suo sonno, desidera continuare a dormire. Ricordatevi che dire quello che si pensa fa parte della natura umana, pensate ad esempio ai bambini ed alla loro capacità di dire quello che pensano. A volte possono sembrare politicamente scorretti, fuori luogo, fin troppo sinceri, ma non c’è una “bella” menzogna che sia preferibile alla seppur cruda verità.
Quindi non auto-priviamoci della libertà di poter dire liberamente ciò che pensiamo, lo stesso 
Freud diceva che scherzando si può dire tutto, anche la verità  !!

martedì 22 novembre 2016

UNA CURA PER LA FERITA DELL'UMANITA'

Ho una domanda da rivolgere ad ognuna di voi, Donne di questa Terra...

La sera, quando, dopo una lunga giornata passata a far fronte a tutti gli impegni del quotidiano (figli, lavoro, famiglia, economia casalinga), ci corichiamo nel nostro amato letto, tirando un sospiro di sollievo non appena il corpo si distende, qual'è il sentimento che ci accompagna alla soglia del mondo onirico?

Quando ci ritroviamo sole con noi stesse, prima di cedere al dolce abbraccio di Morfeo, cosa ci sussurra il nostro cuore?

Chi vi rivolge questa domanda è una Donna, e come tale vi posso dire che la sensazione più profonda che avverto è quella di un "grande strappo". Ho come la percezione che qualcuno o qualcosa ad un certo punto mi avesse violentemente strappata dalla mia Natura, dal mio Ritmo, dal mio essere Donna.
Non è un strappo subito in questa Vita, è qualcosa che risale a molte Vite fa, ma è comunque una ferita che Oggi avverto sanguinare, e che con il tempo si è fatta più profonda. E' entrata nella carne come se volesse nascondersi ad uno sguardo poco attento, ma quando mi fermo, mi ascolto sinceramente, la avverto.

Il mondo che ci siamo costruite, la società moderna con le sue comodità, ma anche con il suo ritmo frenetico e straziante, sono la conseguenza di questa ferita. Come tutto ciò sia accaduto ancora non mi è chiaro, e forse neanche importa...una certezza però la conosco: il mio Corpo, la mia Mente, le mie Emozioni, la mia Anima, tutto il mio Essere, reclama Cura e Guarigione.

Come Donna mi appello a quelle che sono le qualità dell'Archetipo Femminile, Lavoro al mio interno per renderle sempre più forti e manifeste, le porto nella mia Vita, animando le mie gesta con il senso del Sacro. Mi impegno costantemente affinchè il ritmo delle mie giornate segua quello del respiro della Terra....ma ancora la ferita sanguina...cos'è che la può guarire totalmente? 
Cos'è che può guarire totalmente ognuna di noi?...perchè lo sò care Sorelle che anche voi avvertite il mio stesso Dolore.

E' da qui che nasce l'intento di un incontro rivolto alle Donne, dove Lavorare per il completo Risveglio dell'Energia Femminile Sacra...dove creare un Cerchio di Sorellanza all'interno del quale ricevere energia per riappropriarci del nostro potere Divino...dove troviamo il Coraggio per riconoscerci Guide, Donne di intuizione e di Connessione....e dove recuperiamo la Forza per incarnare nella Materia una Nuova Visione.

Vi accolgo Donne, per Guarire con voi una ferita che non è solo nostra, ma dell'intera Umanità.

Con profondo Affetto

lunedì 14 novembre 2016

LIBERARSI DALLO STRESS CAUSA DI MALATTIA

Se guardiamo il panorama delle malattie, dei disagi, dei disequilibri, delle sofferenze vediamo una lista lunga e in continua evoluzione. Spaventa pensare che non vi sia un fondo.

In verità, la forma del nostro disagio è solo la parte esterna, può assumere aspetti unici e individuali, ma l’origine è la stessa: lo stress. Sembra banale, ma riflettiamo un po'.
La maggioranza delle prestigiose università e istituti di ricerche americane riconoscono allo  la causa del 90-95% delle malattie, il restante è attribuito alla genetica, anch’essa influenzata, nella sua espressività, dallo stress.


A determinare una condizione di stress non è soltanto un insieme di fattori esterni, quali i ritmi quotidiani, il lavoro, la competizione, i problemi economici ma più di ogni altra cosa lo stress è determinato da una condizione interna, ovvero dalla strutturazione del nostro modo di pensare, sentire, agire, che genera un’impostazione muscolare, ossea, chimica ed energetica del corpo e delle sue cellule.

Fin dalla nascita, tutti noi riceviamo un imprinting dall’ambiente, da cui ricaviamo esperienze emotivo-somatico-relazionali-cognitive. Se il loro bilancio è sostanzialmente positivo, struttureremo un modo di affrontare gli obiettivi e le difficoltà, con curiosità, impegno, passione, dedizione, fiducia. Ma se il bilancio tenderà al negativo, si creerà sfiducia nelle proprie capacità, nel mondo, un atteggiamento di fuga, di sfida, di rinuncia, tutto sembrerà complicato, impossibile.
In questo secondo caso, ogni esperienza sarà affrontata con stress e fatica estrema, l’individuo non riuscirà a godersi nessun traguardo, nessuna condizione positiva, ci sarà sempre allerta, l’attesa di ostacoli e difficoltà. Il corpo ne risulterà teso, il respiro corto, l’ossigeno in entrata sempre al minimo, il battito accelerato, il sonno disturbato, la digestione difficoltosa, la ritenzione idrica elevata, la pressione alterata.


Il problema nasce quando l’individuo si trova in questa condizione in modo costante o semipermanente. L’organismo si esaurisce e si intossica.

Il cuore, i polmoni e i muscoli producono un iperlavoro che li porta a esaurirsi, il fegato, i reni, lo stomaco, l’intestino, sono stati dispensati dalle loro attività, rimanendo ingolfati da prodotti non adeguatamente trasformati, distribuiti e smaltiti. La cellula stessa non svolge la funzione di scambio e ricambio, intossicandosi al suo interno. 
Il sistema immunitario si troverà sbilanciato per un tempo troppo prolungato e tutto questo porterà a sofferenza, disequilibrio e malattia. Si rafforzeranno anche i messaggi negativi su noi stessi, quelli di sfiducia, di sforzo e resistenza. La vita è dura. È una lotta. Non ci si può rilassare. Io non sono capace”: un vero circolo vizioso!



Troppo spesso si tralasciano o si sminuiscono gli effetti nocivi del nostro modo di sentire, pensare, reagire, mangiare, respirare, camminare.

Questo ci fa capire perché tante discipline bio-naturali sono così potenti: regolando il respiro, riarmonizzandolo, mostrano in modo visibile l’inconsistenza del proprio ritmo frenetico, aiutano a svelare le convinzioni erronee.
I rimedi temporanei, quelli che si rivolgono ai sintomi, non fanno che peggiorare le cose, perché nascondono il vero problema e la necessità di intervenire da dentro.
È sicuramente meno impegnativo, più immediato e deresponsabilizzante intervenire sul sintomo, ma la caducità dei risultati ci suggerisce che non stiamo percorrendo la giusta via per ottenere la salute. Le stesse discipline bio-naturali, nate e vissute per migliaia di anni con una matrice olistica, approdate in Occidente sono spesso state ridotte a una sorta di farmaco alternativo.
È importante interrompere gli automatismi malsani del corpo, delle cellule, degli organi, che innescano circuiti automatici inconsapevoli, nonché lavorare sulle convinzioni erronee e le emozioni sottostanti. Le discipline stesse devono riprendere la propria dignitosa origine, per promuovere una visione completa.
Certamente questa impostazione richiede l’impegno attivo in prima persona di chi ne è coinvolto, che non sempre è consapevole di essere primo attore della propria vita.

martedì 8 novembre 2016

MUSICA E CANTO COME MEDICINA - ESPRESSIONE DI SE'

La musica e il canto sono la più potente forma di comunicazione raggiunta dall’umanità. Hanno la capacità di influenzare le nostre emozioni e la nostra psiche:


possono motivare, creare entusiasmo, alleviare la solitudine, indurre la calma, portare gioia e serenità e anche portare in uno stato di coscienza alterato. Come è possibile che questa misteriosa forma intangibile d’arte può far cambiare così radicalmente i nostri pensieri, le emozioni, e lo stato d’animo?
E’ famoso il maestro orientale G. I. Gurdjieff che attraverso il pianoforte riusciva ad indurre nell’uditorio profondi cambiamenti di coscienza ed ha il merito di aver riportato l’attenzione dell’occidente sul potere del suono sugli esseri umani, animali e addirittura sulla materia, già ampiamente battuto e dibattuto nei secoli precedenti. Infatti nel libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, l’autore, P.D.Ouspensky, riporta gli insegnamenti di Gurdjieff dicendo:

Tutta la musica oggettiva (NdR: intende la musica che è in accordo con le leggi universali) si basa sulle ottave interiori. Essa può dare risultati precisi, non solo d’ordine psicologico, ma d’ordine fisico. La leggenda della distruzione delle mura di Gerico con la musica è proprio una leggenda di musica oggettiva. La musica ordinaria, di qualunque tipo, non farà mai crollare muri, ma la musica oggettiva invece lo può. E non soltanto può distruggere, ma può anche edificare”

La musica può essere utilizzata come una sorta di strumento per aiutare a guidare la disposizione emotiva di una persona in uno stato tranquillo da un momento di sconforto o di apprensione.

La musica è un non-invasivo, sicuro, poco costoso intervento che dovrebbe essere a disposizione di tutti coloro sottoposti a chirurgia”, ha detto Meads.

Canta. Il canto aiuterà  a liberarsi delle emozioni negative che sono bloccate in te. Canta canzoni felici, non importa che tipo di problemi hai, senti come la vibrazione scioglie le tensioni accumulate”.


Quello che stanno studiando gli scienziati al momento è quello che accade quando si canta in gruppo. Uno studio ha indagato come la frequenza cardiaca cambia all’interno di un coro. I risultati sono sorprendenti: i battiti cardiaci si possono sincronizzare fino a produrre una sorta di campo magnetico intenso, con un effetto rigenerante molto profondo. C’è un altro studio condotto dal Dr. Julene K. Johnson che ha osservato come cantare in gruppo è un metodo conveniente ed efficace per migliorare la salute e il benessere degli anziani.
Per chi volesse cominciare a cantare sicuramente può essere utile un corso di canto, ma prima ancora è piacevolissimo cantare i toni puri, le frequenze di guarigione e i suoni dei chakra come descritto nei libri di Jonathan Goldman che ho letto e consiglio a tutti. Quello che è sorprendente è che lui tiene seminari in tutto il mondo dove attraverso l’uso della voce crea gli armonici (delle potenti frequenze) con cui cura malattie croniche in pochi minuti. Il canto armonico, usato dai monaci tibetani, mongoli-tuvani, e molti altri come i pastori sardi fa parte di ogni cultura ed ha un vero potere curativo quasi immediato.


martedì 25 ottobre 2016

IL SONNO DELLA COSCIENZA - Punto di Partenza

Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.»
DALAI LAMA

Il primo atto da compiere per intraprendere il Viaggio di ritorno a Sé è quello di portare Consapevolezza sullo stato attuale della nostra esistenza.
Ciò che comunemente viene definita una “vita normale” in realtà è soltanto un'ipnotizzante susseguirsi di storie, eventi e preoccupazioni, racchiusi in una frenetica routine quotidiana dove si va sempre di corsa.

Alzarsi al mattino, fare colazione, traffico, lavoro, pausa pranzo...e ripartire, fino a tarda sera. Tornare a casa, cena, tv, due parole con il partner, i figli o gli amici. Dormire e ricominciare il giorno seguente, pronti per recitare l'ennesima scena da copione, fino ad arrivare al fine settimana dedicato ad affollare centri commerciali, ristoranti e parchi pubblici.
Questo e ciò viene accettato coma una “vita normale”.

Camminare per le strade vuoti con lo sguardo perso nel nulla, essere ciechi, muti e sordi, avere problemi nel relazionarsi con gli altri, usare un'infinità di parole e non comunicare niente, non sapere più ascoltarsi, essere privi di fiducia in sé tessi e dipendere sempre dalle decisioni altrui.
Questo è ciò che dovrebbe rendere felici.

La cosa più incredibile è che l'essere umano si adagia in questa “normalità” perché comunemente accettata da tutti. Lo fa per paura di essere abbandonato, di sentirsi escluso e rimanere solo.

Per intraprendere il “Viaggio di ritorno a Sé” è necessario osservare la situazione attuale con sguardo sincero e spogliato dal giudizio , riconoscendo che ogni parola, pensiero e gesto compiuto durante l'arco della giornata sono privi di consapevolezza.
Viviamo ipnotizzati in uno stato di rintronamento costante, in un mondo illusorio dove non si pensa, ma è la mente che pensa per noi, dove non proviamo emozioni, ma siamo da esse trascinati, dove non viviamo il corpo, ma ne subiamo la sua fisicità.
Dobbiamo accettare che non siamo mai presenti a noi stessi, che i nostri pensieri e le nostre emozioni dettano legge nella routine quotidiana, nelle decisioni che riguardano il lavoro, la famiglia, gli amici perfino la nostra reputazione.

Aprire gli occhi per vedere che la maggior parte dell'umanità vive in una prigione colma di paura e sofferenza, ingabbiata dentro una struttura da cui è facile entrare e difficile uscire, vuol dire prendere coscienza del “Punto di Partenza”.
Vedere la propria Vita come un copione dove ogni giorno recitiamo la medesima trama e che immediatamente andiamo nel panico se qualcosa esce fuori dal seminato, è il primo sintomo di Risveglio.

Se realizzate tutto questo, state infrangendo il primo muro che vi separa da voi stessi. Prendete Consapevolezza che la Vita vissuta fino a questo momento non è reale, bensì un illusione.

Mettete in discussione tutte le vostre credenze, le idee su voi stessi ed il mondo esterno, e combattete il vostro primo nemico: La paura.


Da qui in poi muore il “normale essere umano” e rinasce il Guerriero che vuole dissetarsi alla fonte della pura Conoscenza, che brama di sfrecciare oltre l'illusione verso la Verità interiore.

mercoledì 19 ottobre 2016

IL SENSO DI COLPA: UNA TRAPPOLA DEL NOSTRO EGO

I concetti di “senso di colpa” e di “dovere” generano ripetute e profonde sofferenze in noi, poiché intrappolano il nostro slancio vitale invece di promuoverlo. 
La difficoltà a prendere coscienza di cosa il senso di colpa e di dovere nascondono, nasce dal fatto che entrambi, sono animati dalle migliori intenzioni: “E’ mio dovere…”, “Dovrei …”.
Il senso di colpa non solo ci ostacola, ma ci blocca e ci consuma interiormente. Se non ce ne prendiamo cura, può trasformarsi in una palude, in un pantano dentro il quale la nostra vita sprofonda e rimane invischiata inesorabilmente.
Il senso di colpa è una combinazione di diversi meccanismi disfunzionali tra cui:
  • Giudizio => su se stessi, sugli altri, sulla situazione o sulla vita: “Sono un egoista, dovrei …”
  • Credenze e pregiudizi => nei confronti di se stessi, degli altri, della situazione, della vita: “I miei figli non ce la faranno mai da soli . Devo …”
  • Pensiero binario => “per prendersi cura degli altri ci si deve scollegare da se stessi ..”
  • Linguaggio deresponsabilizzante => “Bisogna, è così! In veste di buona madre, buon capo, buona insegnante, ecc…., devo …”
  • Insicurezza affettiva => per mancanza di autostima e per dipendenza dallo sguardo degli altri: “Dovrei farlo, altrimenti cosa penseranno di me?”
  • Incapacità di accettare la nostra diversità e la nostra unicità => “Tutti gli altri fanno così. Non mi sembra giusto fare diversamente”.
  • Difficoltà a dire e accettare i “No” => “Quando dico sì, ma in realtà penso no, mi sento in colpa nei confronti di me stessa, perché non mi rispetto. Quando dico no, e lo penso, mi sento in colpa nei confronti dell’altro, perché non è gentile da parte mia …” “Quando l’altro mi dice no, mi sento in colpa verso di lui perché non avrei dovuto fargli la mia richiesta: l’ho disturbato, ce l’avrà con me … Mi sento in colpa anche nei miei confronti. Perché mi faccio sottomettere subito, senza nemmeno provare a continuare la discussione in modo deciso e sereno ..”
Contrariamente alle nostre credenze abituali il senso di colpa non è un sentimento, bensì un giudizio: non ci sentiamo colpevoli, ci giudichiamo colpevoli.
Secondo i nostri usi, le nostre tradizioni morali e il nostro sistema giudiziario, i colpevoli vanno messi in prigione. Così, la parte di noi che giudichiamo colpevole è agli arresti. Non stupisce, quindi, che la nostra vitalità sia ostacolata, immobilizzata. Siamo allo stesso tempo prigionieri e carcerieri della nostra colpa.

Ricordiamo, infatti, che ogni tipo di giudizio rinchiude, limita, blocca, e così facendo, impedisce di entrare in contatto con la realtà, che invece è sempre in movimento e in via di cambiamento.
In fondo, la colpa ci rinchiude e ci impedisce di essere veramente responsabili. Dicendoci “Mi sento in colpa per …” pensiamo di ascoltarci, mentre invece ci scolleghiamo da noi stessi. Se ci ricolleghiamo possiamo sentirci lacerati, divisi, delusi, in collera, a disagio nei confronti dei nostri bisogni di responsabilità, di attenzione, di rispetto, di solidarietà ..

Tuttavia un’analisi sincera delle emozioni e dei bisogni che coesistono, ci potrà aiutare a riconciliare i due lati di noi stessi che sono in conflitto.
Questa riconciliazione, a sua volta, stimolerà la dinamica della responsabilità, che ci permetterà di uscire dalla palude o dalla prigione.

Quando non seguiamo la nostra strada, soffriamo. Se non ascoltiamo la nostra sofferenza e non ce ne prendiamo cura, la vita ci lancia dei segnali sempre più forti per risvegliare la nostra coscienza, per sopperire alla nostra distrazione.

Immaginate di volere svegliare una persona che sta dormendo. Inizierete a sussurrargli qualche parola all’orecchio, poi, se ancora non si sveglia, parlerete ad alta voce. Se dorme ancora, la sfiorerete lievemente con la mano. Se rimane addormentata, la scuoterete vigorosamente. Se dopo tutto questo, dorme ancora, la tirerete giù dal letto gridando: “Svegliati!”.
Noi siamo la persona che dorme, e la vita ci invita al risveglio, alla coscienza, con dolcezza. Se non diamo ascolto alla dolcezza, la vita, non tarderà a svegliarci in qualsiasi altro modo. 

Fonte: Gabriella Costa - ArtCounselor

giovedì 6 ottobre 2016

IL MONDO E' LA MIA PSICOLOGIA

Questo è un post tratto dal sito di Salvatore Brizzi, che abbiamo deciso di pubblicare sul blog perchè in maniera chiara, semplice ed impeccabile, espone il tema del nostro prossimo Ritiro in programma dal 28 Ottobre al 1 Novembre: RISVEGLIO INTERIORE - CURARE IL PASSATO

Fino a pochi decenni fa il fatto che gli avvenimenti del mondo esterno fossero in relazione diretta con la nostra psicologia non veniva nemmeno preso in considerazione, se non da alcuni filosofi un po’ strambi e alcuni rari psicologi... forse provenienti da altri sistemi solari! Il pensare e il sentire comune sono sempre stati unidirezionali: l’ambiente esterno influenza la mia psicologia, ma non viceversa.

Per esempio, se a un party universitario un ragazzo fa la corte alla tua fidanzata, tu provi gelosia. Possiamo affermare che un avvenimento esterno ha provocato in te un’emozione negativa. Questo rappresenta il modo di pensare comune e più ovvio, ma decisamente poco originale per i miei gusti. Indubbiamente, però, questo è ciò che nei fatti è accaduto. Il problema è che non ti poni la domanda successiva: “Perché quel ragazzo ha fatto la corte proprio alla mia fidanzata?” Magari si scoprirebbe che la tua gelosia – quella che ti porti dentro, nell’inconscio, in stato latente – ha causato quell’episodio... che poi in un secondo tempo ha scatenato l’attacco di gelosia.

La tua psicologia costruisce un evento e poi l’evento provoca in te un’emozione. Ma allora la causa prima delle tue arrabbiature sei tu stesso. Punto di vista piuttosto bizzarro. Chi non se la sente di continuare può smettere di leggere a questo punto e cancellarsi dalla mailing-list in maniera onorevole.

Bene. Ora che siamo rimasti in pochi, possiamo azzardare un pensiero quantomeno audace: la nostra psicologia è il nostro destino. Già... perché il modo stesso in cui siamo fatti, non può che provocare determinati eventi nella nostra vita dei prossimi anni. Se tu sei geloso, è già scritto dentro di te quello che ti capiterà. Non possono non capitarti episodi che faranno emergere questa tua gelosia. Sei già segnato... condannato. Darai la colpa della tua gelosia all’altro ragazzo o alla tua fidanzata, quando in verità quell’episodio era già “scritto” all’interno di te da parecchio tempo.
Vi rendete conto dell’importanza di questo nuovo punto di vista e dell’urgente necessità di divulgarlo? Sto dedicando la mia vita a fare questo. Cerco persone che facciano la stessa cosa nel loro ambiente.

Se con la nostra psicologia – il materiale inconscio che si trova dentro di noi e che spesso nemmeno conosciamo – creiamo gli episodi della nostra vita, allora agendo sulla nostra psiche possiamo cambiare il nostro destino.

Il futuro d’un uomo non è altro che la proiezione dilatata nel tempo della sua psicologia attuale. Questa è una pagina che vale non il prezzo d’un libro, ma un milione di euro. Non a caso Victoria Ignis nel primo Libro di Draco Daatson dice: “Non c’è prezzo per ciò che ti sto dando. Per quanti soldi tu possa offrirmi, per quanti piaceri tu possa farmi, non potrai mai ripagarmi per questo insegnamento. Tuttavia c’è un modo che ti permette di sdebitarti con la vita: porta altri alla medesima realizzazione!”
È un’affermazione decisamente importante, ma vi renderete conto voi stessi di quanto risulterà fondamentale per la vostra vita questo mutamento di prospettiva. Davvero non c’è prezzo.

Seguitemi bene: il mondo che vediamo adesso non è reale... è solo uno specchio del nostro passato, mentre la nostra psicologia attuale è reale e rappresenta il nostro futuro. Gli amici, il partner, il lavoro, la quantità di denaro che abbiamo adesso rappresentano il nostro passato perché sono la conseguenza della nostra psicologia trascorsa. Per cui è impossibile cambiare qualcosa agendo direttamente su questi fenomeni esterni, in quanto sono solo proiezioni, sono fantasmi. Sarebbe come cercare di agire sulle immagini di un film: ormai è troppo tardi per cambiare le scene, bisognava agire prima, quando il film è stato girato. Quella che vediamo intorno a noi è la proiezione finale d’un film che è già stato girato. Non è più modificabile.

Dentro la nostra attuale psiche invece si nasconde il nostro futuro. È lì che dobbiamo intervenire per modificare la proiezione che deve ancora manifestarsi.
Per modificare la tua psicologia... non devi fare niente... o quasi. È sufficiente che tu te ne vada in giro con questa nuova consapevolezza, 24 ore su 24. La consapevolezza di essere dentro una matrix, una psicoprigione. Però devi ricordartene (ricordarti di te), e questa è la parte difficile. Quando avrai finito di leggere questa pagina la tua vita sarà cambiata, proprio perché camminerai per strada e agirai sul lavoro ricordandoti sempre che le persone e gli eventi che hai di fronte in realtà scaturiscono dal tuo inconscio. Le cose cambieranno da sole (devono cambiare), prima dentro e poi fuori.
E questa è una magia.
Non fraintendermi, non è necessario che da oggi tu analizzi il significato psicologico di tutto ciò che ti accade. Si tratta solo di acquisire questa nuova consapevolezza e mantenerla come un “centro di gravità permanente”, mentre te ne vai in giro dentro la proiezione tridimensionale del tuo passato.

giovedì 29 settembre 2016

L'INGANNO DELLA NEW AGE - Uno strumento di manipolazione

Stiamo attraversando un periodo di crisi (dal greco possibilità), dove il caos regna sovrano e la testa degli essere umani è sempre più intasata da preoccupazioni legate alla sopravvivenza, il lavoro, le bollette, la rata in scadenza...
La routine quotidiana è cosi frenetica e colma di impegni che non permette di trovare il tempo per Sé stessi e per realizzare i propri sogni.


La sensazione più diffusa e condivisa dall'uomo è quella di vivere una Vita piena di doveri, oggetti, relazioni,  ma sostanzialmente inutile. Così l'individuo, per colmare questo vuoto interiore, intraprende un percorso di crescita personale con l'intento di trasformare la propria esistenza.

Chi gestisce il Potere sa che la vera natura della crisi è quella esistenziale e non economica, come vorrebbero far credere.
Infatti i nostri “cari amici” si sono ingegnati ed hanno creato una filosofia di pensiero che possa assecondare le esigenze della massa cercando di intrappolarci in una prigione spirituale invisibile: la New Age.

La visione New Age si è radicate fortemente nella società occidentale degli ultimi decenni e con la diffusione del pensiero positivo ha tracciato un sentiero “spirituale” comodo, dove la massa, disperata e affamata di felicità, può adagiarsi e disperdersi liberamente.

Secondo questa "corrente di pensiero" per evolvermi e dare il contributo al cambiamento posso tranquillamente rimanere nella zona di comfort, assecondare le vecchie abitudini e crogiolarmi negli aspetti distruttivi della personalità. Tanto, per cambiare le carte in tavola, basta pensare positivo, attendere la Provvidenza e tutto magicamente si trasformerà.

Semplice, facile e soprattutto poco impegnativo. Non devo togliere tempo al lavoro, la famiglia, gli amici...

Ancora una volta è stata studiata una strategia impeccabile per catturare la nostra Attenzione e farci uscire fuori da noi. Una mossa astuta per far sì che cedessimo il nostro Potere.

Il pensiero positivo è spesso rivolto all'esterno. Una parte della nostra energia esce e se ne va, dimenticandosi di osservare interiormente la causa del disagio e della sofferenza. E' un inganno che viene accettato incosciamente per evadere da Sé stessi, evitando la responsabilità di curare la propria esistenza.

Le ombre che portiamo dentro necessitano di essere portate alla luce dall'interno, di essere viste, vissute e sfatate. E' soltanto Lavorando nel nostro mondo interiore che possiamo trovare la formula magica di Guarigione, quella Autentica, emersa dal nostro Genio Creativo.

Ogni volta che deleghiamo le nostre responsabilità ad un mondo esterno sprechiamo energia, divenendo pigri, meno vigili e facilmente manipolabili. E questo è lo scopo delle preoccupazioni quotidiane, il terrorismo e della New Age. Invece di vedere, vivere e liberarci coscientemente dalle cause della sofferenza, ci sprona a reprimerle, soffocarle, nasconderle nell'ombra.

Non possiamo contrastare le nostre parti oscure nascondendole nell'ombra, è una guerra persa in partenza. Se le imprigioniamo nelle segrete dell'inconscio rischiamo di trascorrere il resto della nostra Vita in una continua dinamica di dramma esistenziale.
E questo è il clima interiore che viene proposto e che i sonnambuli accettano con devozione.


Abbiamo bisogno di amarci, stimarci e rispettarci, nella totalità tra ombra e luce. Di ricevere e donare, di essere presenti e pratici...e non di pensieri positivi che ci indirizzano fuori di noi.

Chi gestisce questa trappola ha bisogno di Potere.
Il nostro, il mio, il tuo.
Quindi evitiamo di farci abbindolare da pratiche illusorie. Lavoriamo al nostro interno per spezzare le catene del passato, risvegliare la Bellezza del presente e adoperarci veramente per creare un futuro migliore. 

Sacrifichiamo la nostra Vita ad un cammino che abbia un Cuore senza dipendenze, libero di manifestarsi, svincolato dai disagi interiori e dai condizionamenti esterni. Un Cammino che percorriamo contemporaneamente per la Libertà personale e collettiva.

Prendiamoci la responsabilità della nostra Vita, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni di ciò che manifestiamo nel mondo.
Evitiamo di disperdere il nostro Potere Creativo e smussiamo coscientemente gli aspetti della personalità che ci portano pesantezza. 

Se vogliamo donare una parte del nostro Essere...che sia per un Sentimento Nobile e non per farsi succhiare dall'ingranaggio perverso di questa società.

Matteo Bianciardi.



giovedì 22 settembre 2016

LA NATURA DEL FALSO EGO

Classe sociale, nazionalità, sesso, carattere, personalità, religione, ideologia politica, complessi e traumi, sono solo alcuni esempi di credenze che
determinano il nostro vivere quotidiano. 


Quando noi pensiamo di agire liberamente, di scegliere, in realtà non stiamo facendo altro che compiere azioni per le quali il nostro passato ci ha programmato. Per esempio, se conosciamo una persona che ci irrita, registriamo le sue particolarità (movenze, timbro di voce ecc ecc), e così, ogni qual volta che incontriamo persone con particolarità simili, noi la etichettiamo a secondo dell'esperienza passata, e anche se il soggetto in questione non ha niente ha che fare con la persona conosciuta in precedenza, la nostra reazione meccanica è quella di associare le due figure allo stesso senso di disagio. Noi crediamo di scegliere con chi parlare, chi frequentare, chi evitare, ma in realtà in queste apparenti scelte c’è solo il ripetersi del passato, il quale si esprime nella struttura del nostro falso ego, che è l’espressione operativa della follia personale. Quindi le nostre scelte sono assai limitate, sono ristrette entro la piccola cornice rappresentata dalla proiezione della nostra storia personale . Ma c'è un altro aspetto che lega fortemente l'essere umano al falso ego, le sue azioni.
Nella realtà ordinaria, ogni azione, ogni pensiero è volto ad una ricompensa, un guadagno, un profitto. Così ci è stato insegnato. Sin da bambini impariamo a comportarci bene (secondo lo standard familiare) per ricevere una ricompensa. E da quel momento in poi germoglia il seme del fare interessato, studiamo per trovare un buon lavoro, lavoriamo per mantenere le nostre necessità, praticamente tessiamo rapporti sociali basati sulla convenienza. Nessuno ha colpa, né i genitori né tutte quelle persone che abbiamo incontrato nel nostro cammino, e che in una maniera o in un'altra ci hanno influenzato trasmettendoci le loro credenze. Anche a loro è stato detto così, quindi ci hanno semplicemente trasmesso quello che a loro volta gli è stato insegnato, hanno dato del loro meglio. Credevano di farci del bene, l'hanno fatto in buona fede. Non è nemmeno colpa nostra se ci siamo ritrovati in questa situazione, o se educhiamo i nostri figli secondo le regole standard della società. Chi vive nel sonno trasmette il sonno, questo è un dato di fatto. Per uscire dal giudizio verso Sé stessi e verso gli altri è importante comprendere che quando un'Anima si incarna su questo pianeta, si trova faccia a faccia con le leggi della materia (nascere, crescere, riprodursi e morire), dimenticandosi della sua autentica natura immortale. Si identifica con l'involucro che la ospita, involucro consapevole che un giorno è destinato a morire. Così, se non ci risvegliamo e apriamo gli occhi alla Verità, finiamo per lottare tutta la vita per colmare l'idea del Vuoto della Morte. 

L'immagine di copertina è un Opera di Mara Maruffi, la quale ringraziamo per la sua originale creatività e per averci permesso di pubblicare questo bellissimo Lavoro.

lunedì 12 settembre 2016

L'ARTE COME MEDICINA - IL RITORNO ALLE ORIGINI

L’Arte Espressiva consiste nella ricerca del benessere psicofisico attraverso l’espressione artistica dei pensieri, vissuti ed emozioni. 

Essa utilizza le potenzialità, che possiede ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti quotidiani. Per mezzo dell’azione creativa l’immagine interna diventa immagine esterna, visibile e condivisibile e comunica all’altro il proprio mondo interiore emotivo e cognitivo.
Sin dalla preistoria c’è sempre stato nell’uomo il bisogno di rendere manifesto il proprio mondo interiore. 

L’arte permette un’espressione diretta, immediata, spontanea, arcaica ed istintiva di noi stessi che non passa attraverso l’intelletto.
I materiali e le tecniche utilizzate in queste pratiche permettono di esprimere, plasmare e dare un'identità precisa al problema esistente; attraverso questa Consapevolezza è possibile raggiungere una nuova visione di tale difficoltà, un’intuizione che avvicini alla risoluzione.

Ognuno ha in sé delle risorse proprie e un potenziale auto-curativo che va semplicemente stimolato. L’Arte Espressiva svolge questa funzione e ci consente di credere ed essere fiduciosi nelle capacità che tutti quanti noi possediamo.
È preferibile lavorare sulle risorse poiché, utilizzando le parti positive dell'individuo, si ottengono dei cambiamenti più facilmente e stabilmente che andando a sollecitare le parti negative, oscure.


Dall’Illuminismo in poi, sono stati privilegiati l’aspetto cognitivo, la mente, l’intelletto, la ragione, (aspetti caratteristici dell’emisfero sinistro) a discapito della creatività, della fantasia, dell’intuizione, delle percezioni sensoriali (aspetti caratteristici dell’emisfero destro).
In questo modo le risorse tipiche dell’emisfero destro sono state quasi completamente dimenticate con un conseguente impoverimento della capacità a vivere “con tutto sé stessi” la propria esistenza. 


L’Arte Espressiva si pone come obiettivo la riappropriazione di tale patrimonio in quanto può essere un valido sostegno nelle situazioni di difficoltà che la vita ci pone.
Attraverso un disegno, un colore si può contattare l’aggressività. Con la musica si può facilitare l’espressione dei sentimenti e con la danza il corpo è libero di esprimersi con il proprio linguaggio, al di là delle convenzioni. Attraverso il teatro si ha la possibilità di impersonare ruoli nuovi e mettersi nei panni degli altri.

Così, l’Arte Espressiva, con le sue tecniche, favorisce la conoscenza di Sé stessi e delle proprie potenzialità e rende possibile l’integrazione di tutte le risorse di cui disponiamo per poter vivere meglio.
L’Arte Espressiva quindi svolge la funzione non solo di trattamento di malattie ma anche di trasformazione, evoluzione e crescita dell’individuo.